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Quest'anno le consuete celebrazioni sono sospese a causa della situazione di emergenza. Si terrà comunque la deposizione di un omaggio floreale ai monumenti di Gandino, Barzizza e Cirano alla presenza del Sindaco, Elio Castelli, del Maresciallo Capo, Francesco Ciaco, del prevosto, don Innocente Chiodi e dei rappresentanti del Gruppo Alpini e dell'Associazione Fanti. Inoltre, Renato Servalli, del Civico Corpo Musicale di Gandino suonerà il Silenzio con la tromba.

Di seguito il messaggio del Sindaco.

 

Cari concittadine e concittadini,

celebriamo il settantacinquesimo anniversario della liberazione dell’Italia dalla dittatura fascista in una condizione drammatica a causa della pandemia che ha pesantemente colpito l’intera nazione. Per la prima volta non possiamo manifestare, insieme, uniti nelle nostre piazze il sentimento di gioia e di riconoscenza per quegli eroici combattenti della libertà che consentirono di costruire l’Italia nuova e libera fondata su quella Costituzione che ancora oggi resta un esempio nel mondo intero.

Se oggi celebriamo il 25 aprile è perché non possiamo, e non vogliamo, dimenticare il sacrificio di migliaia di italiani, caduti per assicurare la libertà a tutti gli altri, perché è dovere morale e civile ricordare la nostra storia recente da cui nasce l’identità della nostra Nazione e su cui si fonda il nostro futuro.

La Resistenza fu, innanzitutto, la presa di coscienza di molti italiani, donne e uomini di differente provenienza sociale, culturale, religiosa e politica, che il riscatto nazionale sarebbe passato attraverso la rivolta contro il nazifascismo. La Resistenza non fu solo quella militare delle brigate partigiane, ma anche quella di chi, con forza d’animo e coraggio, diffondeva la propaganda ed i giornali clandestini, non collaborava, forniva aiuto ai partigiani alleati, agli ebrei in fuga, come avvenne, in diverse forme, nei territori occupati dai nazifascisti.

Purtroppo, quella che è sempre stata una festa, la festa della liberazione, quest’anno è offuscata dal dolore per tutti quelli che ci hanno abbandonato, dal disagio di dover limitare la nostra libertà individuale nell’interesse nostro e di tutti gli altri per cercare di fermare un nemico subdolo ed invisibile, ma molto aggressivo, che minaccia la nostra salute, e con essa minaccia la sopravvivenza di un sistema e di condizioni di vita cui ci siamo abituati e che non siamo certi di poter mantenere. La pandemia deve essere un’occasione per una profonda riflessione sulla nostra società, sul nostro modo di vivere, su noi stessi, sulle nostre aspettative, sul futuro che vogliamo, sui rapporti con gli altri, insomma, una riflessione sul modello sociale che abbiamo costruito.

E la ricorrenza della festa della liberazione mi pare possa offrire lo spunto per alcune considerazioni. Non per fare delle similitudini che potrebbero essere fuorvianti, ma per mettere in evidenza alcune questioni che per alcuni versi, sono comuni.

Quando sentirono di essere chiamati a liberare la loro patria dal fascismo molti giovani risposero all’appello, senza porre condizioni, senza chiedersi quale vantaggio potessero trarne se non la possibilità di vivere tutti, anche quelli che non avrebbero combattuto oppure che sarebbero stati avversari, in un paese libero e nuovo. Risposero “presente” all’appello che veniva dalle loro coscienze e dal dolore di un paese distrutto dalla dittatura e dal fascismo.

Oggi hanno risposto “presente” all’appello della loro coscienza e di un paese devastato dalla malattia migliaia di medici ed infermieri, vecchi e giovani, che si sono battuti, ed hanno anche pagato con la vita in alcuni casi, contro un virus che mieteva vittime.

Ma hanno risposto, con pari coraggio e abnegazione i volontari di ogni età, senza i quali sarebbe stato impossibile mantenere in vita l’organizzazione dei servizi o realizzare l’incredibile struttura ospedaliera della Fiera di Bergamo che ha visto in prima linea gli alpini, gli artigiani, i ragazzi della curva nord, e tutti coloro che hanno operato nelle filiere alimentari e sanitarie per consentire a tutti di alimentarsi, procurarsi le medicine, ecc.

Quando la guerra di liberazione terminò, l’Italia liberata dal fascismo era un cumulo di macerie, lacerata al proprio interno, economicamente distrutta. Ma non era distrutto il morale degli italiani, non era distrutta la solidarietà che era nata durante la guerra di liberazione, la consapevolezza che solo una vera comunione di intenti ed una rete di partecipazione e disponibilità reciproca avrebbero potuto ricostruire l’Italia.

E proprio questo avvenne, e l’Italia divenne una delle più grandi potenze industriali del mondo. Purtroppo con il cessare delle condizioni di emergenza e con il raggiungimento di un sempre maggior benessere venne meno quello spirito di solidarietà che aveva permesso il miracolo Italiano, tornarono ad emergere con forza gli egoismi, non ci fu più limite al desiderio di consumo e di accumulazione che ci hanno portato a violare la natura ed a renderci estranei gli uni agli altri.

Ed ecco che la pandemia ci ha, in qualche modo, riportato indietro negli anni, costretti a ritrovare il coraggio e la solidarietà che avevamo via via perduto. Quando questa pandemia finirà, probabilmente lascerà dietro di sé un’Italia profondamente diversa, sia sotto il profilo economico che umano.

Per ricostruire dovremo, allora, richiamarci a quei valori comuni che gli uomini e le donne della Resistenza hanno incarnato e che hanno fatto sì che l’Italia venisse ricostruita moralmente e materialmente, che sono gli stessi valori che animano tutti coloro che stanno profondendo il loro sforzo per combattere la malattia e per consentire il funzionamento del paese.

Guai a noi se dovessero prevalere l’egoismo e la cattiveria, la furbizia e la cialtroneria. Sarebbe veramente la fine perché vorrebbe dire che non abbiamo imparato nulla da questa drammatica vicenda, innanzitutto che si vince o si perde insieme, che si vive o si muore insieme. Che è impossibile fare diversamente che il bene di tutti è il bene di ciascuno.

E che la ricostruzione di una nuova quotidianità non può che cominciare anche da qualcosa di personale: occhi che si aprono, menti che si schiudono, che rifiutano le idee preconfezionate dalla propaganda e ne cercano di nuove, dovunque ciò sia possibile.

Magari interrogandoci se questo virus ci dica qualcosa di più importante, anche sui nostri modelli di sviluppo basati sul consumo estremo, sulla necessità di rispettare una natura che pare ribellarsi, su un pianeta che non è nostro e di cui nessuno è padrone, che ciascun abitante della terra deve avere il libero accesso alle risorse naturali nella misura necessaria.

Celebrare la Festa della Liberazione non è allora un ricordo nostalgico di fatti e persone della storia passata; è invece un appello all’impegno e all’assunzione di responsabilità per tutti i cittadini, un’esortazione a prendersi cura della propria città, del proprio Paese, traducendo in gesti quotidiani concreti, semplici, ma affatto banali, gli ideali alti alla base della Costituzione italiana.

Ce la faremo ma dobbiamo dare tutti il nostro contributo. Viva l’Italia!

Gandino, 25 aprile 2020

Il Sindaco
Elio Castelli

Per qualsiasi necessità invito a rivolgersi al Centro Operativo Comunale, istituito con gli altri Comuni della Val Gandino in accordo con la Protezione Civile Valgandino. Dalle 8 del mattino alle 20 di sera è disponibile il numero di emergenza 329.1355915. Dalle 20 alle 8 è attivo il numero telefonico della Guardia Medica 035.3535 (selezionare Val Gandino) cui è possibile rivolgersi per necessità sanitarie.

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