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I militari italiani morti nella Grande Guerra furono 600.000: ogni mille uomini
mobilitati sui vari fronti, ben 105 non fecero ritorno a casa. Numeri che impongono una
riflessione anche rispetto ai conflitti, troppo spesso dimenticati, che continuano ad
uccidere in ogni angolo del mondo. Esattamente un secolo fa, per ricordare
quell’immane tragedia, si decise di erigere e Roma la tomba del Milite Ignoto,
tumulandovi la salma di un soldato italiano sconosciuto. La scelta venne affidata alla
signora Maria Bergamas, madre del volontario Antonio Bergamas che aveva disertato
dall’esercito austriaco per unirsi a quello italiano, ed era caduto in combattimento.
Sempre in quell’anno, il 24 aprile 1921, la comunità di Gandino inaugurò le lapidi che
ancor oggi in piazza Vittorio Veneto ricordano coloro che hanno sacrificato la loro vita
per la nostra libertà. Rendere omaggio ai nostri caduti non è una semplice tradizione ed
ancor meno una formalità cui ottemperare con distacco. E’ un dovere morale che deve
rinnovare in tutti noi e nelle giovani generazioni l’amore per il prossimo e la gioia di
una pace duratura.
Il Sindaco
Elio Castelli